Catastrofi naturali – “COLAZIONE CON TORNADO”

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1

Successe una mattina alle 7 e mezza. Fu la mia ultima colazione, l’ultima colazione della mia vita.

Come sempre, mi ero svegliato alle 6 e 45, avevo bevuto acqua e limone, fatto un po’ di stretching in salotto ed ero uscito per la consueta corsetta sull’argine. Mezz’ora dopo, rieccomi a casa, bello sudato, con gli aloni umidi sotto le ascelle, sul collo e sulla schiena. Sapevo che avrei dovuto lavarmi subito, per evitare colpi di freddo, ma al ritorno dal jogging ero sempre così affamato da non riuscire ad aspettare per fare colazione.

Ancora sudato, dunque, quella mattina mi ero preparato lo yogurt greco col miele e la frutta secca, una spremuta e un toast integrale al formaggio. Non avrei potuto certo immaginare che sarebbe stato il mio ultimo breakfast, anche se devo dire che dal punto di vista nutrizionale non era niente male, sarebbe potuto andare peggio.

Durante tutto il tempo della corsa, una pioggerellina indecisa e antipatica era caduta tutt’attorno e sulla mia testa con leggerezza, il sole era rimasto a sonnecchiare al di là delle nubi. Un aprile uggioso come tanti. Ora che stavo gustando la mia colazione, nella cucina ancora leggermente riscaldata dal termo, mi ero messo a guardare fuori dall’ampia finestra.

Chissà: magari in cerca di un cambiamento di rotta, di un raggio di luce in arrivo dell’orizzonte. Sarebbe stato carino andare al lavoro col sole, anziché sotto quella stupida pioggerella.

E invece no. Niente sole. In compenso, però, notai una cosa strana, che di lì a poco mi avrebbe sconvolto totalmente.

2

A circa duecento metri da casa, vidi avanzare in mia direzione un cumulo di polveri grigie miste ad aria che, ruotando su se stesso a un’andatura allo stesso tempo veloce e lentissima, si faceva strada nella campagna, trasformando e rivoltando tutti gli spazi che percorreva.

All’inizio non capii che cosa fosse, e dovetti strofinarmi gli occhi per mettere a fuoco la situazione. Più che preparare la vista, però, fu necessario un certo sforzo per preparare l’intelletto a ciò che stavo vedendo.

Era un tornado. Un tornado, una tromba d’aria, comunque vogliate chiamarlo. Una roba enorme, imponente, terrificante, che non ammetteva ragioni. Soprattutto, continuava ad avvicinarsi a casa mia senza dar segno di voler cambiare direzione.

Rimasi atterrito, col cucchiaino di yogurt ancora sospeso per aria e la bocca aperta, sia per ricevere il boccone, sia per lo sgomento.

3

Da quell’istante, fu un susseguirsi di pensieri fulminei, connessi e disconnessi.

Non ho neanche il tempo di prendere le mie cose e uscire di casa. Rimarrò intrappolato qui, finirò risucchiato in un turbine di mattoni e vetri. Spero di non accorgermi di nulla, almeno.

Ho appena finito di pagare la macchina: guarda mo’ che bell’affare. Non l’ho assicurata contro i tornado.

E anche se l’avessi fatto? Tanto sto per schiattare!

Mi ritroveranno tutto sudato e sporco, con addosso ancora le mutande di ieri. Ammesso che mi ritrovino. Che mi ritrovino tutto intero.

Mia figlia e mia moglie, dall’altro capo della città, ce la faranno? Verranno al funerale? Chi starà vicino a loro? Ho lasciato loro abbastanza? Mia moglie si risposerà? Dio mio, fa che non si sposi con uno scrittore! Tutto, ma non uno scrittore. Se si sposa con uno scrittore, spero che mia figlia almeno non ci faccia mai amicizia. O che ci faccia amicizia solo per finta.

Che cosa resterà di me, della mia vita? Avrò lasciato qualcosa di buono? A cosa è servito tutto ciò?

Ieri ho litigato con mia sorella e non avrò il tempo di chiederle perdono.

Menomale che non mi ero ancora deciso a ridipingere casa, tanto adesso salterà tutto in aria. Almeno non ho perso tempo.

Sentirò dolore?

Con chi mi sostituiranno al lavoro? Non troveranno mai uno alla mia altezza, poco ma sicuro.

Il cane! Diavolo, il cane è in giardino! Come faccio ad andare a prenderlo? Non c’è tempo! Ma devo provarci, almeno!

Mi fiondai fuori dalla cucina, attraverso il salotto, sotto il portico e infine in giardino.

4

“Buck! Buck! Buuuuuuuck!”, chiamai, a pieni polmoni, aspettandomi di essere investito da un momento all’altro dalla furia del tornado.

“Buuuuuuuck!!! Andiamo, bello!”, continuai a chiamare, ma il cane non c’era più. Se l’era squagliata, non era più lì. Sicuramente aveva saltato la rete. A mali estremi, estremi rimedi, avrà pensato. L’unico pirla a stare ancora fermo, ero io.

Mentre ero immerso in queste considerazioni, ecco che alle mie spalle sentii scoppiare nell’aria un frastuono di vetri infranti e macerie. Mi voltai, coprendomi la testa con le braccia ma lasciando uno spiraglio aperto per gli occhi.

Il tornado stava passando proprio in quel momento sopra casa mia, sollevando ogni granello d’intonaco e sradicando gli infissi con la stessa facilità con cui si raccoglie un ravanello dall’orto. Visione terribile.

Un turbine di detriti veniva sollevato verso l’alto con violenza inimmaginabile, a pochi metri da me. Continuava a venirmi incontro, ma non avevo la forza di muovere un solo passo, ero paralizzato dal terrore. E il rumore… Il rumore era talmente forte da lacerare i timpani.

A un certo punto persi la presa dal terreno, come se la forza di gravità in quel momento fosse solo un lontano ricordo, e fui trasportato anch’io verso l’alto, insieme al mucchio di calcinacci che una volta erano stati la mia casa, pagata con mutuo ventennale in comode rate da 533 euro.

Dopo, diventò tutto nero, sfocato e confuso.

5

Mi risvegliai più tardi, in un letto d’ospedale. Quando aprii gli occhi, c’erano mia moglie e mia figlia di fianco al letto. Mia moglie non si era ancora risposata… Almeno per il momento.

Da quel giorno, cerco di non lasciare più nulla in sospeso e faccio la doccia due volte al giorno, di cui una subito dopo il jogging.

Purtroppo Buck non l’ho più ritrovato e non riesco a pensare a lui senza mettermi a piangere.

Non ho più litigato con mia sorella.

Non faccio più colazione… È un pasto che mi risulta alquanto indigesto, da quel giorno.

 ©Anna Rambaldi, 20 luglio 2016


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L’immagine di copertina per questo racconto di argomento “catastrofi naturali” è di OpenClipart-Vectors @pixabay

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